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Pittura astratta

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Jackson Pollock - Untitled                        Mark Rothko - n° 16

 Il termine “astratto” è riferito all’arte non figurativa, quell’arte, cioè, che non cerca di rappresentare la realtà visibile. L’arte astratta mosse i suoi primi passi in Europa, Russia e Stati Uniti d’America agli inizi del XX secolo. La novità e l’esplosione di creatività che l’ha contraddistinta ha prodotto un mutamento profondo nella nostra percezione abituale ed ha influenzato il cinema e la pubblicità. I primi barlumi dell’arte astratta si possono individuare nel Cubismo, i cui pionieri furono Pablo Picasso (1881-1973) e Georges Braque (1882-1963) che mosse i primi passi verso l’arte astratta tra il 1907 e il 1914, nonostante fosse ancora un movimento realistico, in quanto nelle opere erano trattate immagini ancora riconoscibili. I surrealisti e gli artisti d’avanguardia europei, che si rifugiarono negli Stati Uniti per sfuggire ai regimi totalitari, crearono a New York, negli anni quaranta e cinquanta del 900’ un movimento denominato espressionismo astratto che si concentrava solo sulla spontaneità creativa e rifiutava i soggetti tradizionali e le rappresentazioni verosimili. Pur essendo un movimento molto variegato si possono individuare in esso due correnti: l’action painting e la colour-field painting. La prima corrente era uno stile di pittura dinamico che prevedeva colate e spruzzi di vernice lasciate cadere in maniera casuale sulla tela e il dipinto stesso era inteso come un’azione mentre il supporto rappresentava “un’arena in cui agire”. Si ispirò ai surrealisti come Max Ernst (1891-1976) che usava tecniche come il frottage che consisteva nel rappresentare una superficie per strofinamento sul foglio e come il disegno automatico in cui l’artista lasciava al subconscio il compito di dirigere i movimenti. L’esponente più noto dell’ action painting è stato Jackson Pollok (1912-1956), che cominciò con lavori di tipo naturalistico ma poi subì l’influenza di Picasso e dei surrealisti approdando ad uno stile più libero ed espressivo. Pollock inventò l’action painting nel 1946 -47, stendendo enormi tele sul pavimento e usando svariati oggetti come bacchette di legno, bastoncini, attrezzi pe l’edilizia, per disperdere, spandere, far colare la pittura . Il dipinto (quadro) veniva così costruito lentamente, strato su strato in più fasi. Una serie di eventi casuali e imprevedibili collegati tra loro solo dall’istinto e dalla creatività del pittore. Un’esperienza di grande impatto visivo. La colour field painting, le cui tracce furono seguite dai minimalisti, negli anni sessanta, prevedeva invece grandi aree sature di colore, rifiutando qualsiasi forma riconoscibile, ma anche lo schema della pittura d’azione. Uno dei principali esponenti della colour-field painting fu Marck Rothko (1903-1970) i cui lavori si compongono, normalmente, di grandi rettangoli definiti in modo sommario, riempiti di colori delicati e brillanti capaci di suscitare nell’osservazione diretta emozioni intense e accese.


 

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